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PREFAZIONE 11
B. Bertotti, G. Gallavotti e M. Falcioni e A. Vulpiani, le prime ricerche di Enrico Fermi
poco più che ventenne. Esse precedono l'epoca irrompente della meccanica quantistica,
nascono negli anni 1921-1922, ed avranno una ripresa estremamente interessante, come
ricordano Falcioni e Vulpiani [6], agli inizi degli anni cinquanta.
I vent'anni di Enrico Fermi sono di intensissimo lavoro, con la gioia e la volontà di
capire, di calcolare, di arrivare a nuove applicazioni e nuove originali scoperte. Di questo,
come ho già ricordato, si resero ben presto conto anche i fisici-matematici italiani.
6·5. Bruno Beriotti [6]. - Tra i lavori giovanili di Fermi, tutti riportati nelle Note e
Memorie già ricordate [1], iniziamo con il ricordare il suo terzo lavoro, "Sopra i feno-
meni che avvengono in vicinanza di una linea oraria" , presentato nel gennaio 1922 alla
Accademia dei Lincei (FNM 3).
Questo è il lavoro limpidamente commentato da Bertotti nel suo saggio "Le coordinate
di Fermi ed il principio di equivalenza." Il valore di Fermi non venne subito inteso nel
suo pieno valore. Forse è qui l'occasione per ricordare come i lavori precisi ed importanti
ridiventano vivi anche dopo cinquant'anni, quando gli interessi scientifici ritornano, pur
con ampia imprevedibile navigazione ed arricchiti da nuovi sviluppi, sul punto di partenza
delineato già cinquanta anni prima.
Bruno Bertotti ci presenta, avendo efficacemente lavorato in questo campo, le ragioni
per confermare il nostro interesse anche attuale per le coordinate di Fermi all'interno di
un laboratorio in moto arbitrario. Riporto il pensiero finale espresso da Bertotti nella
sua nota:
"Le coordinate generalizzate di Fermi sono essenziali per descrivere i fenomeni gravi-
razionali in vicinanza di una linea oraria ... Questo strumento concettuale e di calcolo
è oggi essenziale, per esempio, per la progettazione ed il funzionamento dei rivelatori
di onde gravitazionali, strumenti le cui dimensioni sono, in generale, assai più piccole
della lunghezza d'onda in interesse. Essi sono in sostanza strumenti che determinano
la curvatura dello spazio tempo attraverso la deviazione geodetica sperimentata da due
punti materiali vicini."
6·6. Giovanni Gallavotti. - Questa è una analisi attenta e critica dei lavori di Fer-
mi intorno al 1921-1922: "La meccanica classica e la rivoluzione quantistica nei lavori
giovanili di Fermi."
L'autore riconosce in una chiara sintesi il valore dei lavori iniziali di Fermi, che "fu-
rono eseguiti in un periodo in cui la fisica subì rivolgimenti profondi, dei quali il giova-
nissimo Fermi era ben cosciente, pur nella solitudine dovuta alla scarsa, se non nulla,
partecipazione della scienza ufficiale italiana."
Nel seguito della sua nota egli si occupa di un altro gruppo di lavori, sulla meccanica,
legati a questioni generate dalla nascente meccanica quantistica.
È questo un problema generale che interessò tutta la fisica europea, e ben lo presenta
Gallavotti, che è un fisico teorico, anzi un meccanico di ampia fama internazionale, nel
suo paragrafo "Invarianti adiabatici e ipotesi quasi ergodica" .
Si tratta di esaminare i limiti di validità della teoria di Bohr-Sommerfeld. Fermi

